Statistiche AI Italia 2026
I numeri più aggiornati su aziende, lavoratori e uso individuale dell’AI in Italia e nel mondo, ciascuno con spiegazione e fonte diretta e verificabile.
In Italia il 16,4% delle imprese usa già l’intelligenza artificiale (ISTAT, 2025) e il mercato vale 1,8 miliardi di euro, cresciuto del 50% in un anno. Solo il 19,9% delle persone la usa però nella vita di tutti i giorni, contro una media UE del 32,7%. Qui sotto trovi tutti i numeri più aggiornati su aziende, lavoratori e uso individuale in Italia e nel mondo, ciascuno con spiegazione e fonte diretta e verificabile.
Statistiche AI nel mondo: quanto investono le aziende nel 2026?
Investimenti aziendali globali in AI: 581,7 miliardi di dollari nel 2025, +130% sull’anno precedente. Le aziende hanno più che raddoppiato la spesa in dodici mesi. Di questo totale, 344,7 miliardi (+127,5%) sono investimenti privati in senso stretto, mentre il resto arriva da altri canali come IPO e fusioni e acquisizioni. Dentro alla componente privata, quasi la metà è finita nell’AI generativa: gli strumenti che scrivono testi, generano immagini o rispondono a domande in linguaggio naturale, quelli che la maggior parte delle persone usa già ogni giorno senza pensarci troppo. (Fonte: Stanford HAI, AI Index Report)
Adozione organizzativa globale: 88%. Quasi 9 organizzazioni su 10 usano già l’AI in almeno un’attività, a livello globale. (Fonte: Stanford HAI, AI Index Report)
L’AI a livello globale, in due numeri
Investimenti e adozione organizzativa, dato più recente disponibile
L’AI generativa si è diffusa più in fretta del personal computer e di internet, alla stessa fase della loro storia: 53% di adozione in soli 3 anni. (Fonte: Stanford HAI, AI Index Report)
Adozione AI nei paesi G7: circa 14% delle imprese nel 2024, più che raddoppiata rispetto al 2020. Anche nelle economie più avanzate al mondo l’adozione non è ancora satura: c’è ancora ampio margine per chi inizia adesso. (Fonte: OECD, ripreso da Agenda Digitale)
Il 25% delle organizzazioni a livello globale riporta oggi un effetto trasformativo dell’AI sul proprio business, contro il 12% di un anno fa: il doppio. (Fonte: Deloitte, State of AI in the Enterprise 2026)
Il 66% delle organizzazioni globali riporta già guadagni concreti di produttività o efficienza grazie all’AI. È il beneficio più diffuso tra tutti quelli misurati nella survey, davanti alla riduzione dei costi o alla crescita dei ricavi. (Fonte: Deloitte, State of AI in the Enterprise 2026)
L’84% delle aziende a livello globale prevede di aumentare ulteriormente gli investimenti in AI nell’anno che viene. L’accesso dei lavoratori a strumenti AI approvati dall’azienda, nello stesso periodo, è cresciuto del 50%. (Fonte: Deloitte, State of AI in the Enterprise 2026)
Anche a livello globale, il vero ostacolo non è la tecnologia: è la carenza di competenze interne, identificata come la barriera principale all’integrazione dell’AI nelle organizzazioni di tutto il mondo. Lo stesso identico problema che i dati ISTAT mostrano per le PMI italiane, su scala globale. (Fonte: Deloitte, State of AI in the Enterprise 2026)
Quante aziende italiane usano l’intelligenza artificiale nel 2026?
Nel 2023 l’AI era usata dal 5% delle imprese italiane con almeno 10 addetti. Nel 2024 dall’8,2%. Nel 2025 dal 16,4%: più che raddoppiata in un anno, uno dei ritmi di crescita più rapidi tra tutte le tecnologie digitali misurate da ISTAT. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
L’adozione dell’AI nelle imprese italiane cresce in fretta
% di imprese (10+ addetti) che usano almeno una tecnologia AI
Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025
Adozione AI nelle grandi imprese italiane: 53,1%, in crescita dal 32,5% dell’anno precedente. Più di metà delle grandi aziende italiane usa già l’AI in qualche forma. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
Adozione AI nelle PMI italiane: 15,7%. Il dato è ancora una minoranza, ma cresce con costanza, e mostra che l’adozione non riguarda più soltanto le grandi aziende con budget elevati. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
PMI e grandi imprese adottano l’AI a ritmi diversi
% di imprese italiane che usano l’AI, per dimensione
Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025
Cosa frena le PMI che valutano l’AI senza poi adottarla? Quasi 6 su 10 indicano la mancanza di competenze interne, non il costo dello strumento. Buona notizia, in fondo: il problema si risolve con formazione mirata e un percorso guidato, non con investimenti enormi. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
Posizione dell’Italia in Europa per adozione aziendale: 18ª su 27, con quattro posizioni guadagnate rispetto al 2024. Davanti restano Germania (26%), Spagna (20,3%) e Francia (18,2%); la media UE è al 19,95%. La distanza dai paesi più avanzati si riduce, non si allarga. (Fonte: Eurostat/ISTAT, ripreso da Agenda Digitale)
Adozione aziendale dell’AI: Italia rispetto alla media UE
% di imprese che usano l’AI
Il mercato italiano dell’AI vale 1,8 miliardi di euro nel 2025, cresciuto del 50% in un solo anno. (Fonte: Osservatorio Artificial Intelligence, Politecnico di Milano)
7 grandi aziende italiane su 10 hanno già almeno un progetto di AI in corso, e l’84% possiede licenze di Generative AI, in crescita del 31% sull’anno precedente. Un quinto dei progetti attivi è già esteso a più funzioni aziendali contemporaneamente: chi comincia bene tende ad allargare l’uso col tempo. (Fonte: Osservatorio Artificial Intelligence, Politecnico di Milano)
Avere un progetto attivo non equivale ad averlo reso strutturale. Tra le imprese italiane che hanno iniziato un percorso AI, solo il 26% ha trasformato la tecnologia in una componente stabile del proprio modello di innovazione (“AI Scaler”). Il 49% sta ancora sperimentando su casi isolati (“AI Experimenter”) e il 25% muove i primi passi in modo sporadico, senza una regia centrale (“AI Starter”). Sapere in quale dei tre gruppi si trova la propria azienda aiuta più di qualunque percentuale generica di adozione. (Fonte: Osservatorio AI4Innovation, Politecnico di Milano, ripreso da Fortune Italia)
A che punto sono le imprese italiane con l’AI
Livello di maturità AI tra le imprese che hanno iniziato un percorso
Scaler: AI strutturale nei processi · Experimenter: casi isolati · Starter: uso sporadico
Fonte: Osservatorio AI4Innovation, Politecnico di Milano, ripreso da Fortune Italia
Le richieste di competenze AI negli annunci di lavoro italiani sono cresciute del 93% in un anno, e il 76% delle offerte per profili qualificati ne richiede almeno una. Chi la sviluppa oggi, dipendente o azienda che sia, parte in vantaggio. (Fonte: Osservatorio Artificial Intelligence, Politecnico di Milano)
Tre PMI italiane su quattro (76%) non hanno ancora investito in AI, né lo hanno in programma. C’è ancora tutto lo spazio per muoversi in anticipo rispetto alla maggioranza dei concorrenti diretti. (Fonte: Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, Politecnico di Milano)
Le aziende con più personale laureato in organico adottano l’AI con un tasso superiore di 8,8 punti percentuali rispetto alle altre, a parità di dimensione e settore: le persone contano più della dimensione dell’azienda. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
Il divario di competenze tecniche tra PMI e grandi imprese è ampio: solo l’11,3% delle PMI ha specialisti ICT interni, contro il 74,5% delle grandi imprese. È probabilmente la spiegazione più concreta del perché la mancanza di competenze, più che il budget, resti l’ostacolo principale per le imprese più piccole. (Fonte: ISTAT, ripreso da Digital World Italia)
L’Unione Europea si è data l’obiettivo che il 75% delle imprese usi l’AI entro il 2030. L’Italia oggi ha raggiunto il 21,9% di quel traguardo, il più lontano tra i tre indicatori del Decennio Digitale (gli altri due, cloud e analisi dati, sono già oltre il 55%). C’è margine enorme prima di arrivare a un mercato saturo. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
Anche dentro l’Italia l’adozione varia da zona a zona: Nord-Ovest al 19,3%, Nord-Est al 17,6%, Centro al 15,2% e Mezzogiorno al 12,2%. Le differenze territoriali esistono, ma sono più contenute di quelle legate alla dimensione d’impresa o alle competenze interne. (Fonte: ISTAT, ripreso da Il Sole 24 Ore)
L’adozione AI varia da zona a zona in Italia
% di imprese che usano l’AI, per area geografica
Cos’è la Shadow AI e quanti lavoratori italiani la usano?
Si chiama Shadow AI l’uso di strumenti di intelligenza artificiale sul lavoro senza che siano stati forniti o approvati dall’azienda: un dipendente che usa ChatGPT dal proprio account personale per velocizzare un’attività, per capirci.
8 lavoratori italiani su 10 che usano l’AI lo fanno con strumenti non aziendali. Letto in positivo, è un segnale forte: la domanda per questi strumenti nei team esiste già, spesso più di quanto l’azienda stessa percepisca. Il passo successivo naturale è portare quell’uso spontaneo dentro un processo scelto e supportato dall’azienda, invece di lasciarlo isolato nelle abitudini dei singoli. (Fonte: Osservatorio Artificial Intelligence, Politecnico di Milano)
Il 47% dei lavoratori italiani usa già strumenti AI nella propria attività quotidiana, e circa 4 su 10 tra questi stimano un risparmio di oltre 30 minuti nelle ultime attività in cui li hanno usati. Il 41% svolge, grazie all’AI, attività che altrimenti non sarebbe in grado di fare. (Fonte: Osservatorio Artificial Intelligence, Politecnico di Milano)
In quali settori l’AI porta più risultati in Italia?
Marketing e vendite guidano l’adozione AI in Italia, con il 33,1% delle imprese. Seguono i processi amministrativi (25,7%) e la ricerca e sviluppo (20%): tutte e tre le aree con una crescita superiore al 60% sull’anno precedente. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
Un’analisi diversa arriva a una conclusione simile con un metodo diverso: valutando direttamente oltre 500.000 aziende clienti, marketing e vendite risultano l’area più coinvolta nel 47,8% dei casi, seguita dai processi produttivi (36,5%). Due fonti, due metodi, stesso risultato. (Fonte: Intesa Sanpaolo, Research Department)
Nel manifatturiero l’adozione AI nei processi produttivi arriva al 55,7%, il dato più alto tra tutti i settori, grazie soprattutto a manutenzione predittiva e controllo qualità automatizzato. (Fonte: Intesa Sanpaolo, Research Department)
Guardando all’adozione complessiva (non solo ai processi produttivi), i settori più avanti in assoluto sono altri: i servizi IT e informatici al 53%, la produzione audiovisiva e musicale al 49,5% e le telecomunicazioni al 37,3%. Sono comparti dove il prodotto stesso è digitale, quindi l’AI si integra senza dover prima digitalizzare processi fisici. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
I settori con l’adozione AI più alta in Italia
% di imprese del settore che usano l’AI, adozione complessiva
Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025
Tra le imprese che usano l’AI, il 70,8% la impiega per estrarre informazioni da documenti di testo, e il 59,1% per attività di AI generativa (testo, immagini, audio o video). Sono le due applicazioni più mature e accessibili, spesso il punto di ingresso più naturale per chi comincia. (Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025)
Quanti italiani usano l’AI nella vita di tutti i giorni?
Qui parliamo di persone, non di aziende: quante ne usano una almeno una volta, a prescindere dal lavoro. E qui il margine di crescita, per chi offre prodotti o servizi legati all’AI, è ancora molto ampio.
In Italia usa l’AI il 19,9% delle persone, contro una media europea del 32,7%. Tra i paesi UE è il dato più basso dopo la Romania, mentre Danimarca (48,4%), Estonia (46,7%) e Malta (46,5%) guidano la classifica. Significa che quasi 8 italiani su 10 non hanno ancora provato uno strumento AI: un pubblico enorme, in gran parte ancora da raggiungere. (Fonte: Eurostat, ripreso da Il Sole 24 Ore – Info Data)
Uso individuale dell’AI: Italia rispetto alla media UE
% di persone che hanno usato l’AI negli ultimi 12 mesi
Tra i giovani italiani di 16-24 anni l’uso sale al 47,2%, il segmento che sperimenta di più e che probabilmente guiderà l’adozione più ampia nei prossimi anni. (Fonte: Eurostat, ripreso da Il Sole 24 Ore – Info Data)
Il motivo principale per cui gli italiani non usano l’AI non è la sfiducia, è la percezione di non averne ancora bisogno: lo dice il 42,8% di chi non la usa. Solo il 3,8% cita preoccupazioni di privacy o sicurezza. È un problema di comunicazione del valore, più che di fiducia nello strumento: chi riesce a mostrare un beneficio concreto e semplice ha ancora molto terreno libero davanti. (Fonte: Eurostat, ripreso da Il Sole 24 Ore – Info Data)
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