Cloud computing
Il cloud computing è un modello in cui server, archiviazione, reti e software si usano via internet, su richiesta, invece di acquistare e gestire le macchine in azienda. I servizi crescono o si riducono secondo il bisogno e si paga in base a quanto si consuma.
Come funziona il cloud computing
Un fornitore tiene in grandi centri dati migliaia di macchine e ne affitta una parte ai clienti. Chi usa il servizio accede da un browser o da un’applicazione, attiva le risorse che servono e le spegne quando ha finito. Nessun server da comprare, installare o sostituire.
La definizione di riferimento è quella del NIST americano (SP 800-145), che indica cinque caratteristiche: servizio su richiesta, accesso da rete, risorse condivise tra più clienti, elasticità e consumo misurato.
I tre modelli di servizio
- IaaS: si affittano macchine virtuali, rete e spazio disco. Si gestisce tutto il resto.
- PaaS: il fornitore offre anche l’ambiente su cui far girare le applicazioni.
- SaaS: si usa direttamente un software già pronto, come la posta elettronica o un gestionale in abbonamento.
Cloud pubblico, privato e ibrido
Nel cloud pubblico le risorse sono condivise con altri clienti. Nel cloud privato sono dedicate a una sola organizzazione. Il modello ibrido combina i due e permette di tenere in azienda i dati più delicati. I principali fornitori sono Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud, accanto a operatori europei. Per i dati personali vale il GDPR, quindi conta anche dove si trovano i server.
Un esempio pratico
Uno studio professionale sostituisce il server tenuto in ufficio con un servizio cloud. I documenti sono raggiungibili da casa e dal cliente, le copie di sicurezza avvengono in automatico e, quando lo studio cresce, basta aumentare lo spazio senza comprare nuovi dischi.