Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha usato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. Un anno prima era l’8,2%. Nello stesso periodo la media dell’Unione europea è salita al 20,0%, quindi l’Italia ha recuperato molto in dodici mesi ma resta sotto la media e al 18° posto su 27 paesi, secondo i dati diffusi da Eurostat.
In breve, i dati 2025 di Eurostat sulle imprese con almeno 10 addetti:
- Italia: 16,4% usa almeno una tecnologia di AI, contro il 20,0% della media UE.
- Classifica: 18° posto su 27 paesi. Primi Danimarca (42,0%), Finlandia (37,8%) e Svezia (35,0%).
- Per dimensione: 14,2% delle imprese da 10 a 49 addetti, 27,6% da 50 a 249, 53,1% da 250 in su.
- Cloud: il 75,5% delle imprese italiane lo paga, contro il 52,4% della media UE.
Chi guida un’azienda si trova davanti due racconti opposti. Uno dice che ormai l’AI la usano tutti, l’altro che l’Italia è indietro di anni. I numeri ufficiali stanno nel mezzo, e capire dove si colloca davvero un’impresa come la propria aiuta a decidere con meno ansia e più criterio.
Quante imprese usano l’AI in Italia e in Europa: la classifica 2025
L’Italia occupa il 18° posto su 27 per quota di imprese che usano l’AI, con il 16,4% contro una media UE del 20,0%. Il distacco dalla media è di 3,6 punti percentuali. In testa ci sono i paesi del Nord: la Danimarca arriva al 42,0%, la Finlandia al 37,8%, la Svezia al 35,0%. Seguono Belgio (34,5%), Lussemburgo (33,6%) e Paesi Bassi (33,2%).

Le grandi economie confinanti con l’Italia si dividono. La Germania è al 26,0% e l’Austria sfiora il 30%, la Spagna al 20,3% e la Francia al 18,2%. Sopra l’Italia ci sono anche Slovacchia (18,0%) e Cechia (17,6%), mentre subito sotto compaiono Croazia (15,2%), Lettonia (12,2%) e Portogallo (11,5%). In fondo alla lista si trovano Romania (5,2%), Polonia (8,4%) e Bulgaria (8,6%).
Il dato che colpisce è la compattezza del gruppo centrale: tra la Francia e l’Italia ci sono meno di due punti. Basta una crescita appena superiore alla media per scalare alcune posizioni, ed è il motivo per cui la classifica va letta come una fotografia che cambia in fretta. Nella sezione successiva si vede quanto cambia.
AI nelle imprese italiane dal 2021 al 2025: crescita reale, ma in parte di metodo
Per anni la quota di imprese italiane che usano l’AI è rimasta bassa e quasi ferma. Nel 2021 era al 6,2% contro il 7,7% della media UE, nel 2023 al 5,1% contro l’8,1%. Il 2024 porta l’8,2% (UE 13,5%) e il 2025 il 16,4% (UE 20,0%). Il divario con l’Europa è passato da 1,5 punti nel 2021 a 3,0 nel 2023, ha toccato i 5,3 punti nel 2024 e si è ridotto a 3,6 nel 2025. L’anno 2022 manca perché Eurostat non ha rilevato questo indicatore.

In un anno la quota italiana è raddoppiata, ma prima di leggerla come una rivoluzione serve una precisazione. Eurostat segnala che il questionario 2025 ha aggiunto una nuova categoria di tecnologie, quella dei sistemi che generano immagini, video e audio, assente nel 2024. Una parte del salto, in Italia come in tutta l’Unione, dipende quindi da una domanda in più e non solo da imprese che hanno cominciato a usare l’AI. Lo stesso vale per il confronto con gli anni precedenti.
La lettura prudente è questa: l’adozione cresce davvero, ma il valore esatto del raddoppio andrebbe preso con cautela. Chi cerca altri numeri sul mercato italiano trova un quadro più ampio nell’articolo sulle statistiche sull’AI in Italia.
AI nelle piccole e medie imprese: la taglia conta più del paese
La dimensione dell’impresa pesa più del paese di appartenenza. In Italia usa l’AI il 14,2% delle imprese da 10 a 49 addetti, il 27,6% di quelle da 50 a 249 e il 53,1% di quelle con 250 addetti o più. In Europa le stesse tre classi sono al 17,0%, al 30,4% e al 55,0%.

Si nota subito che il ritardo italiano non è enorme in nessuna delle tre fasce: 2,8 punti tra le piccole, 2,7 tra le medie, 1,9 tra le grandi. Il divario complessivo, 3,6 punti, è però più ampio di ciascuno di questi. La spiegazione sta nella composizione del tessuto produttivo: l’Italia ha una quota maggiore di piccole imprese, e le piccole imprese usano meno AI in tutta Europa. Il confronto per fasce è quindi più equo di quello sul totale.
Per una PMI il messaggio pratico è doppio. Da un lato, essere nella fascia 10-49 e non usare ancora l’AI è la condizione di sei imprese su sette, non un’anomalia. Dall’altro, passando alle medie imprese la quota quasi raddoppia, segno che con più processi da gestire i vantaggi diventano più evidenti. Anche l’AI Act riguarda chi usa questi strumenti a prescindere dalla taglia, quindi conoscere gli obblighi serve anche a chi parte adesso.
AI per settore: informatica e consulenza in testa, edilizia e trasporti fermi
Il settore informazione e comunicazione ha la quota più alta: il 51,3% delle imprese italiane, contro il 62,5% della media UE. Dentro questo comparto, programmazione, consulenza informatica e servizi informativi arrivano al 53,0% in Italia e al 65,7% in Europa. In questi comparti il distacco dalla media europea è anche il più ampio in punti percentuali.
Il divario più netto fuori dal digitale riguarda le attività immobiliari, ferme al 14,0% contro il 24,8% europeo. All’opposto, in edilizia, trasporti, alloggio e ristorazione l’Italia è praticamente allineata alla media, ma su valori bassi, intorno al 10-12%. Per le imprese che lavorano in questi settori il margine di crescita resta ampio quasi ovunque in Europa.
| Settore | Italia (%) | Media UE (%) | Differenza (punti) |
|---|---|---|---|
| Programmazione, consulenza informatica, servizi informativi | 53,0 | 65,7 | −12,7 |
| Informazione e comunicazione | 51,3 | 62,5 | −11,2 |
| Telecomunicazioni | 37,3 | 39,8 | −2,5 |
| Attività professionali, scientifiche e tecniche | 35,7 | 40,4 | −4,7 |
| Commercio all’ingrosso e al dettaglio | 18,1 | 18,6 | −0,5 |
| Servizi amministrativi e di supporto | 16,0 | 19,9 | −3,9 |
| Manifattura | 14,7 | 17,3 | −2,6 |
| Attività immobiliari | 14,0 | 24,8 | −10,8 |
| Alloggio e ristorazione | 11,7 | 12,0 | −0,3 |
| Trasporto e magazzinaggio | 11,6 | 11,2 | +0,4 |
| Costruzioni | 10,4 | 10,8 | −0,4 |
| Totale imprese (10+ addetti) | 16,4 | 20,0 | −3,6 |
La tabella mostra un risultato che stupisce: la manifattura, cuore dell’economia italiana, è al 14,7% contro il 17,3% europeo. Il confronto di dettaglio nel settore alimentare dice altro: le imprese italiane di alimentari, bevande e tabacco sono al 15,3%, sopra il 12,5% della media UE. Per alcuni comparti piccoli, come la chimica o la farmaceutica, Eurostat segna il dato italiano come poco affidabile, quindi qui non viene commentato.
Cloud e vendite online: due basi molto diverse
L’AI generativa e quella integrata nei software arrivano quasi sempre tramite servizi in abbonamento, quindi la familiarità con il cloud è un buon punto di partenza. Qui l’Italia sorprende: il 75,5% delle imprese italiane paga almeno un servizio cloud, contro il 52,4% della media UE, secondo il dataset Eurostat sul cloud.
Il vantaggio è concentrato sui servizi di base. La posta elettronica in cloud è usata dal 74,0% delle imprese italiane (UE 44,9%), la sicurezza informatica dal 58,1% (UE 34,5%), il software d’ufficio dal 55,9% (UE 37,8%), l’archiviazione di file dal 51,2% (UE 37,7%) e la contabilità dal 47,2% (UE 30,7%). I database in cloud sono al 32,0% contro il 24,0%. Sui servizi più evoluti il quadro cambia: il gestionale (ERP) è al 17,5% contro il 15,9%, la potenza di calcolo al 14,4% contro il 14,9%, il CRM al 13,5% contro il 14,7% e le piattaforme per sviluppare applicazioni al 9,2% contro il 13,8%.

L’ultimo dato utile riguarda chi unisce cloud e analisi dei dati: il 36,0% delle imprese italiane contro il 27,5% della media UE, con 8,5 punti di vantaggio. Chi ha già i dati in un posto raggiungibile parte meglio quando deve collegarci un assistente o un modello. Per chi vuole capire come impostare questo passaggio, esiste un percorso dedicato di strategia e pianificazione cloud da cui si può partire.
Le vendite online raccontano una storia diversa. Il 17,6% delle imprese italiane vende online, contro il 20,7% della media UE. Dal sito o dall’app proprietari vende il 12,9% (UE 17,7%), mentre sui marketplace si arriva all’11,5% (UE 9,3%): le piattaforme di terzi pesano più in Italia, il canale proprio meno. Il dato proviene dal dataset Eurostat sulle vendite web.
Da dove può partire una PMI con l’AI
I dati dicono dove sta la media, non cosa conviene a una singola azienda. Un modo pratico di usarli è partire da tre domande semplici.
La prima riguarda le basi: la posta, i documenti, la contabilità e il gestionale sono già in cloud? In Italia lo sono per molte imprese, e se la risposta è sì il terreno è pronto per strumenti che lavorano su quei dati. La seconda riguarda il processo: quale attività si ripete ogni settimana, produce testi o numeri e fa perdere ore a persone competenti? Preventivi, risposte a richieste ricorrenti, riepiloghi di riunioni e ricerca di informazioni in documenti interni sono i candidati più frequenti. La terza riguarda le regole: chi può usare quali strumenti, con quali dati e con quale controllo umano.
Un esempio a scopo illustrativo aiuta a vedere la differenza. Un'azienda di 35 addetti che produce serramenti, con un ufficio commerciale di tre persone, scopre che ogni preventivo richiede quaranta minuti tra listini, email e schede tecniche. Prova un assistente collegato ai listini e ai modelli di offerta, lo affianca a un controllo manuale per un mese e misura il tempo risparmiato prima di estenderlo ad altro. Nessuna rivoluzione, ma un processo che si può verificare.
Se vuoi approfondire trovi indicazioni concrete nell’articolo su come l’AI può aiutare piccole e micro imprese. Sulla parte normativa, se già usi strumenti di AI in azienda trovi obblighi e scadenze nella guida all’AI Act per le PMI.
Come leggere questi dati senza farsi ingannare
L’indagine Eurostat riguarda le imprese con almeno 10 addetti dei settori non finanziari, esclusi agricoltura e industria estrattiva. Le microimprese sotto i 10 addetti, che in Italia sono la grande maggioranza, non sono incluse. Chi guida un’attività molto piccola non deve quindi aspettarsi di ritrovarsi in queste percentuali.
La definizione di “uso dell’AI” è ampia. Basta che l’impresa dichiari di usare almeno una tra diverse tecnologie, come l’analisi di testi, il riconoscimento vocale, la generazione di linguaggio naturale, il riconoscimento di immagini, l’apprendimento automatico, l’automazione di processi o i robot autonomi. Dal 2025 si aggiunge la generazione di immagini, video e audio. Il dato misura quindi la presenza di un uso, non la sua profondità né i risultati ottenuti: una prova isolata e un sistema integrato nei processi pesano allo stesso modo.
Altre cautele riguardano la lettura dei numeri. Il 2022 non è disponibile per questo indicatore. Per i Paesi Bassi il dato 2025 è segnalato da Eurostat con una interruzione nella serie storica, e per alcuni settori italiani molto piccoli la stima è indicata come poco affidabile, per questo non compare nella tabella. Infine l’indagine è campionaria, quindi le differenze di pochi decimali tra paesi vicini in classifica non vanno lette come sorpassi certi.




